La scommessa più alta e complessa del PD è sul terreno del lavoro.
L’ingresso del giuslaborista e editorialista del Corriere (n.d.r. uno che vive sotto scorta perchè minacciato di morte dalle nuove Brigate Rosse) Pietro Ichino nelle liste Lombardia è il segno piu evidente di un approccio coraggioso e innovativo al lavoro. Questo approccio, secondo un recente documento del PD, si ispira al modello della flexsecurity
Per rispondere alla legittima domanda: “Ma cos’e’ la flexsecurity?” Vi suggerisco questo articolo dell’ottimo sito Scandinaria, opera di un gruppo di Italiani che vivono in Svezia e dintorni, nel quale ci si domanda anche se questo modello sia trasferibile in Italia.
In sostanza flexsecurity vuol dire che le aziende sono in grado di licenziare quando lo ritengono opportuno e lo Stato garantisce la sicurezza del reddito e crea degli incentivi per il reinserimento in tempi brevi nel mondo del lavoro. Così le imprese hanno la flessibilità e i lavoratori la sicurezza. Riferimenti all’applicazione di questo approccio all’Italia si possono trovare in questa sintesi di una intervista a Ichino.
Per fare qualcosa del genere in Italia però servirebbero una serie di cambiamenti radicali, a cui peraltro Veltroni fa coerentemente riferimento nei suoi discorsi. Primo, ci vuole un patto tra il capitale e i rappresentanti del lavoro (quello che W. chiama patto dei produttori) che crei le basi per accordi non sporadici (quelli che abbiamo avuto dal 93) ma per un sistema stabile di “economia negoziata”. Secondo, serve uno Stato che funzioni. La riforma della Pubblica Amministrazione in primo luogo, altrimenti gli ammortizzatori finirebbero per diventare una babele burocratico-clientelare.
L’autorevolezza di Ichino (ma anche di Tito Boeri e di altri economisti che stanno lavorando con W.) fa pensare che ci siano le competenze per una azione politica. La candidatura di Calearo e Colaninno (capitale) insieme a Nerozzi e Baratta (sindacato) fa intravedere anche una forte volontà politica. Le difficoltà sono però gigantesche e di natura strutturale. Per dirne una, quale sarà l’atteggiamento delle parti sociali e la capacità del Paese di accettare una scelta che, a destra come a sinistra, troverà critiche feroci?
Ma soprattutto è la ricetta giusta per il mercato del lavoro Italiano?







4 comments
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marzo 19, 2008 a 2:14 pm
Eugenio
Bellissimo tema e complimenti per come è stato impostato e presentato.
Quello del Welfare, secondo me, è il tema più importante che l’Italia deve affrontare nei prossimi anni, soprattutto per i giovani. Volendo paragonare la flexsecurity anche modelli usati in altri paesi, mi sono preso la briga (insieme alla mia partner) di elencare quelle che sono le misure in uso come assistenza (soprattutto finanziaria) date dal governo inglese……to people in need:
Council Flat (waiting list to obtain it)
Housing benefit
Council Tax Benefit
Unemployment Benefit
Jobseaker Allowance (contribution based and income based)
Working Tax Credit
Child Credit
Child Benefit
Help for one-off expenses – the Social Fund
Help with the costs of a new baby – maternity grants
Funeral payments
Cold weather payments
Community care grants
Budgeting loans
Crisis loans
Benefits for maternity
Benefits for paternity
Benefits for adoption
Child Trust Fund (one off payment 250 pounds)
Help with the costs of a new baby – maternity grants
Help with the costs of childcare
Other help with the costs of bringing up children
e………..Spero di non aver dimenticato niente.
Qualsiasi modello si adotti l’iportante è venire incontro a quei problemi che sono, in diverse forme, più o meno gli stessi in tutto il mondo.
La riforma delle pensioni appena approvata in Italia dal governo Prodi, sicuramente consentirà di ottenere, nel tempo, delle risorse che potranno essere investite in questo senso…………..a meno che qualche operazione di “finanza creativa” non comprometta nuovamente i conti dello stato, danneggiando, ancora una volta i più poveri.
marzo 19, 2008 a 2:41 pm
Carlo
Se non sbaglio a Londra ci sono anche tariffe scontate sui mezzi pubblici per le persone “on income support”; sconti molto piu’ importanti qui che in Italia, visti i costi osceni dei trasporti nella perfida Albione.
Spero che, se il PD va al governo, non abbia bisogno di accordi, desistenze o altri inciuci con la sinistra piu’ radicale, altrimenti continueranno a prevalere gli interessi dei nonni (quasi tutti con contratti a tempo indeterminato) contro quelli dei nipoti (quasi tutti precari). Non ci dimentichiamo che l’abbassamento dell’eta’ pensionabile (cui io sono fortemente contrario) e’ stato finanziato anche con un aumento della tassazione sui precari. In sintesi, i nonni riceveranno molto di piu’ di quello che hanno dato, e i nipoti molto, molto meno.
marzo 20, 2008 a 7:03 pm
dalondra
Grazie Eugenio,
è una bella lista che in Italia ci sogniamo!
Secondo te sarebbe giusto introdurre da noi, come in Uk, una maggiore libertà di licenziamento? Magari con forme di assistenza…
Per quanto riguarda le pensioni premetto che non sono 1 esperto, capisco che il governo Prodi ha crecato di riparare a una codarda riforma fatta da Maroni e lasciata in mano al governo successivo…
Però 1. credo che si vada troppo presto in pensione in Italia… 2. mi chiedo se la mia generazione, che oggi ha quasi 30 anni, non sia stata e sia tuttora ignorata dai sindacati pur di favorire i propri iscritti… x lo + lavoratori vicini alla pensione e a tempo determinato!! Credo di non esagerare dicendo che la mia generzione pagherà da giovane (precariato) e da vecchia (non avremo 1 pensione adeguata)delle riforme del wlfare incompiute
La mancanza di rappresentanza politica e sindacale x chi è under40 ci penalizza!
(Certo se Simona Milio – votate Simona votate Simona – fosse eletta, sarebbe una delle poche under 40!;-)
David
marzo 20, 2008 a 11:32 pm
Eugenio
Il paragone welfare Italia-UK può essere interessante anche perché i due sistemi sono appunto tra i più diversi (tra di loro) in Europa, sia come impostazione che per i soggetti destinatari.
Il sistema in UK mi sembra studiato per garantire un minimo standard di vita per tutte le persone che si trovano o attraversano un periodo di indigenza finanziario (perdita del lavoro, arrivo di un nuovo figlio etc.), quello Italiano molto più sbilanciato per coprire un sistema pensionistico “consistente” e spesso oneroso com’è appunto quello a base contributiva.
Questa fondamentale differenza non è solo frutto di diverse scelte politiche ma anche il risultato di una diversa diciamo “composizione sociale”, più famigliaristica in Italia e maggiormente individualistica in UK.
Spesso, infatti, la pensione erogata al pensionato in Italia và anche a sostenere o mantenere il figlio disoccupato o precario che vive con i genitori. (80% dei 30 enni Italiani vive con i genitori contro il 12% di quelli inglesi).
Ecco perché considero la riforma del Welfare come la più importante da apportare in Italia e che sicuramente può fare la differenza.
Più libertà di licenziamento? Secondo me non è questo il problema, ma è più una questione di Opportunità (con un efficiente Ufficio di collocamento – Jobcentre , ad esempio) così da non avere il terrore di rimanere senza lavoro.
P.S. La riforma Maroni (così come ricordavi tu) non è mai entrata in vigore né era stata fatta perché vi entrasse. Con quello “scalone” era chiaro che bisognava rimetterci mano. Era solo una “cambiale” che Berlusconi e Tremonti hanno dovuto firmare con l’UE, dopo che il deficit aveva superato la fatidica soglia del 3% attestandosi al 4,4%, ed evitare la procedura d’infrazione. Cambiale che Prodi (non Berlusconi) ha onorato.