In un interessante editoriale dell’otto Giugno dal titolo significativo “Quando il Papa piace ai laici“, Pierluigi Battista sul Corriere della Sera mette a fuoco il problema della laicita’ dello Stato.
Il primo punto e’ puramente politico: Battista osserva come la sinistra italiana, di solito sempre pronta a bacchettare le posizioni provenienti da oltre il Tevere, sia rimasta silenziosa quando il Papa si e’ espresso contro il reato di immigrazione clandestina. Il silenzio e’, pero’, colpevole perche’ le critiche alle posizioni Vaticane non sono mai state presentate per quello che sono (obbiezioni di sostanza), ma sempre per obbiezioni di forma. In altre parole, non si e’ mai contestato al Papa di dire cose sbagliate o irresponsabili, ma piuttosto di non rispettare la laicita’ dello Stato, di parlare quando avrebbe dovuto tacere. Un’ obbiezione formale non cade quando si e’ d’accordo con la sostanza ed il contenuto degli ‘editti’ vaticani: il silenzio in questo caso fa pensare che non sia tanto l’ingerenza Vaticana a preoccupare l’armata laica, quanto il contenuto delle posizioni espresse.
La seconda parte dell’articolo di Battista diventa piu’ interessante a livello teorico. Notando che l’indignazione laica si accende e si spegne a seconda della convenienza politica, arriva, e questa non e’ cosa da poco, a suggerire un certo scetticismo nei confronti dell’idea di diritti civili. Piu’ precisamente: scetticismo nei confronti dell’idea che essi risiedano in una sfera morale oggettiva e non politica, che debbano essere fuori dal discorso pubblico, che siano, in una parola, intoccabili. Il problema non e’ da poco: se cosi’ fosse, una visione del mondo laica e liberale si baserebbe su presupposizioni metafisiche non differenti da quelle adottate dalla Chiesa Cattolica o da qualunque altra religione.
Si potrebbe pero’ architettare una difesa della sfera “laica” in maniera diversa, abbandonando l’idea che i diritti civili ed umani siano oltre la sfera politica ed oggettivamente validi da un punto di vista morale, ed insistere invece sulla loro dimensione propriamente politica. I diritti civili non sarebbero piu’ precetti morali universalmente ed oggettivamente validi ma semplici norme di convivenza politica necessarie in una societa’ dove sussitono diversi sistemi morali e dottrine filosofiche. Questo liberalismo politico (e non metafisico) ha pero’ un enorme problema: deve rimanere in superficie, filosoficamente parlando. Riguardo a questioni di fondo, nella celebre frase di Rawls, neither assert nor deny (non affermare ne smentire). Il che ci porta a leggi dello stato che dovrebbero essere in grado di non contraddire nessuna religione o ideologia, in quanto nate da un ragionamento puramente politico che si lascia dietro ogni convinzione metafisica. In altre parole, leggi dello stato neutrali.
Il punto centrale tuttavia non e’ se questo ideale liberale sia realizzabile o meno, se l’idea di una legge neutrale sia una chimera oppure no. Il problema, tornando alla politica e lasciando la teoria, e’ che non e’ il modo in cui gran parte dei laici italiani vedono la questione. In parte questo lo si puo’ dedurre dai toni e dalle forme che assume la protesta contro le “ingerenze” Vaticane: manifestazioni che impediscono l’espressione del pensiero opposto, come accaduto alla Sapienza, caratterizzano lo scontro morale, non politico. Un altro indizio e’, come ricordato prima, la selettivita’ delle obbiezioni alle dichiarazioni delle autorita’ ecclesiastiche: segno che il problema e’ sui contenuti e non sulla forma (e quindi e’ un problema morale e non politico). Soprattutto pero’ si tratta del fatto che le leggi di uno stato liberale, seguendo Rawls, dovrebbero essere frutto di una deliberazione pubblica, costituita anche da un pubblico dibattito: solo cosi possono aspirare ad essere norme di convivenza politica accettate da tutti, a prescindere dalle proprie convinzioni morali. Come scrive Battista “nella discussione sui valori che ispirano le leggi ogni voce è libera, ma nella decisione è invece libero lo Stato.”. Parlare di ingerenza della Chiesa rivela un approccio morale alla questione: un laico liberale parlerebbe tutt’al piu’ di servilismo dello Stato.
La conclusione e’ che il laicismo italiano ha abbandonato John Rawls ed una difesa liberale dei propri principi per tuffarsi nelle certezze metafisiche. Il che trasforma la battaglia: non una difesa della neutralita’ e della dimensione politica dello stato, ma un’epica, grandiosa guerra di religione.
Tommaso Giordani (tommaso.giordani@gmail.com)






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