Il 47 per cento del corpo docente italiano verrà pensionato nei prossimi cinque anni (dunque la metà) e l’1 per cento degli ordinari e l’8 per cento degli associati ha meno di quarant’anni.
Di fronte a questo drammatico invecchiamento del corpo docenti, Berlusconi ha deciso di non mantenere gli impegni dei precedenti governi (vedi l’ordine del giorno n. 9/1386/263 che impegna il Governo a individuare provvedimenti normativi straordinari atti a garantire, sia nell’università che negli enti di ricerca, la possibilità tecnica di realizzare operazioni di reclutamento, stabilizzazione e in misura adeguata l’auspicato ringiovanimento).
Il pacchetto di provvedimenti in esame in questi giorni alla Camera, infatti, blocca al 20% il turnover dell’Università.
Questo vuol dire, unito ai vincoli di budget delle Università, che per ogni otto pensionati se ne potrà riassumere solo uno!
Il Ministro Gelmini si è difeso dicendo che il blocco al 20% non riguarda solo l’Università ma tutti i ministeri. Tuttavia è ovvio che si tratta di una misura da cui l’Università andrebbe esclusa, come chiede il PD (vedi l’intervento in aula di Giovanni Bachelet) se non si vuole pugnalarla a morte.
Si tratta di una riforma occulta delle Università che le trasforma in Fondazioni senza dotarle però dei mezzi economici e giuridici per funzionare.
Lo scandalo è tale che le proteste sono bipartisan:
Il rettore della Sapienza ha indetto un’assemblea di tutto il personale. Un fatto che non accadeva dalla guerra; l’aula magna era piena, vi erano duemila persone. Non una «roba» di sinistra, perché tra i partecipanti c’era anche gente come il Prof. Pallottino che parecchi anni fa è stato anche responsabile dell’università e della ricerca di Alleanza Nazionale. Il Secolo d’Italia, che non è un giornale propriamente comunista, ha pubblicato un articolo di Franco Cardini che, qualche giorno fa, stroncava le implicazioni del decreto-legge n. 112 del 2008 sulle Università, sostenendo che si trattava di un vero bombardamento che non avrebbe lasciato altro che macerie.
Tale provvedimento non intacca minimamente il potere dei “baroni universitari”, ma, come al solito in Italia, scarica il problema su quei “giovani” (si fa per dire…) ricercatori, che da anni lavorano con contratti di ricerca a tempo determinato e non avranno nuovi concorsi: per molti altri anni non vi saranno nuovi concorsi da ricercatore e da associato.
Riempie di rabbia il pensiero che in altri paesi questi “giovani” sono già professori di ruolo…
david monciardini (kokopelink@yahoo.it)






1 comment
Comments feed for this article
Luglio 24, 2008 a 11:18 am
Libru » L’Università colpita a morte
[...] Marco: 9/1386/263 che impegna il Governo a individuare provvedimenti normativi straordinari atti a garantire, sia nell’università che negli enti di ricerca, la possibilità tecnica di realizzare operazioni di reclutamento, stabilizzazione e in … [...]