Tito Boeri, da La Repubblica, 31 Luglio 2008
E´ un incubo di mezza estate per milioni di lavoratori. Il maxi emendamento alla cosiddetta «manovra di mezza estate», che sta per essere approvato dal Parlamento, riesce a generare un nuovo mostro giuridico che andrà ad aggiungersi alla giungla contrattuale del nostro mercato del lavoro.
Riguarderà quei lavoratori che hanno cause in corso con i datori di lavoro che hanno violato le norme sui contratti a tempo determinato (non hanno rispettato i vincoli all´applicazione di questi contratti o hanno prolungato la loro durata oltre i limiti consentiti dalla legge). Per questi lavoratori verrà di fatto abrogato l´articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Secondo le norme vigenti, infatti, il loro contratto era diventato un contratto a tempo indeterminato, dunque coperto dalla cosiddetta «tutela reale» nelle aziende con più di 15 addetti (si tratta della maggioranza dei casi, dato che molte cause riguardano impiegati alle Poste).
Invece di un´assunzione a tempo indeterminato questi lavoratori riceveranno ora solo un´indennità comparabile a quella che avrebbero ottenuto in caso di licenziamento e il loro contratto verrà retrocesso a contratto a tempo determinato. Né riduce la gravità del provvedimento il fatto che il Governo abbia ieri precisato che si tratta di una norma transitoria volta a intervenire sulle tante cause in corso. Proprio per questo la misura è ancora più iniqua. Crea, di fatto, la figura degli ex-contrattisti permanenti, che hanno fatto ricorso prima dell´entrata in vigore della nuova legge. Saranno trattati diversamente sia dai contrattisti a tempo indeterminato che dai contrattisti a tempo determinato del settore privato. Ma saranno trattati diversamente anche dai lavoratori che avevano avviato un ricorso per le stesse ragioni nel settore pubblico. Per questi ultimi continuerà a valere la conversione in contratto a tempo indeterminato come sanzione per il loro datore di lavoro in caso di mancato rispetto della normativa.
Abbiamo già adesso circa 50 diversi statuti contrattuali nel nostro ordinamento e non si sentiva certo il bisogno di questa nuova opera di ingegneria contrattuale che, una volta di più, interviene retroattivamente violando diritti acquisiti. E´ una norma due volte iniqua: primo perché crea asimmetrie fra lavoratori che avevano sin qui avuto le stesse carriere; secondo perché tratta diversamente chi ha giustamente fatto causa al proprio datore di lavoro prima o dopo una certa data. Si è scritto che si tratta di una misura che sta «dalla parte dei padroni». In realtà la stragrande maggioranza dei datori di lavoro ha solo da perderci da questa ulteriore complicazione introdotta nel nostro ordinamento da parte di chi predica la semplificazione legislativa e ha addirittura istituito un ministero con il compito di snellire le normative. Gli unici veri beneficiari di questo emendamento saranno così i consulenti del lavoro, cui bisognerà sempre più rivolgersi per capire come assumere e trattare i propri dipendenti.
C´è comunque una lezione di portata più generale che è possibile trarre da questa vicenda. Non può che essere un governo debole quello che cede alle pressioni della «lobby delle Poste» per intervenire frettolosamente su materie così delicate. Non può che essere un governo diviso e incapace di decisioni collegiali quello che opera questo blitz di mezza estate ridicolizzando il proprio ministro del Lavoro, prima sorpreso dalla novità al punto da rinnegare l´emendamento, poi costretto con un clamoroso dietrofront a cercare goffamente di sminuirne la portata effettiva. Un governo forte avrebbe riformato il percorso d´ingresso nel mercato del lavoro, uniformando le regole per tutti. E´ proprio nelle asimmetrie introdotte in questa fase che risiedono le stridenti iniquità e complessità del nostro ordinamento. E´ la difficile conversione dei contratti temporanei in contratti permanenti che tiene in ansia milioni di lavoratori, che ritarda progetti di vita (dall´acquisto di una casa alla scelta di avere dei figli) per tantissimi giovani. Saranno sempre posti in condizioni di svantaggio fin quando esisteranno regimi diversi, applicati a lavoratori con diverso potere contrattuale. A loro toccheranno sempre le condizioni peggiori. Per essere dalla parte dei giovani e di chi vuole rientrare nel mercato del lavoro, ad esempio, dopo una maternità bisognerebbe invece introdurre un contratto unico a tempo indeterminato a tutele crescenti, come da tempo proposto su www.lavoce.info. Deve valere per tutti i lavoratori, a tutte le età. Serve a conciliare la flessibilità che i datori di lavoro giustamente richiedono con le legittime aspirazioni ad una stabilità del proprio impiego da parte di chi entra nel mercato del lavoro e non ha voglia di sentirsi trattato come un bene facilmente deperibile, quello su cui viene messa una data di scadenza.






2 comments
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Agosto 1, 2008 a 12:42 pm
Philippe
In Francia per cose del genere scendono tutti in piazza a far le barricate.
Forse i giovani italiani sono un po’ troppo accondiscendenti?
Agosto 2, 2008 a 10:33 am
Matteo Turista della Democrazia
E’ vero Philippe, mentre Di Pietro scende (giustamente) in piazza contro le leggi vergogna e incostituzionali e la (auto) censura dei mezzi di informazione, noi dovremmo farlo contro il modo in cui una generazione viene fatta vittima di un “apartheid” sociale (l’espressione è di Ichino, mi pare).