Ritorno al Futuro...?

Ritorno al Futuro...?

Avanti il vecchio! Sembrerebbe questo il messaggio che esce dal settimo congresso di Rifondazione Comunista che vede eletto, in nome di una “svolta a sinistra”, l’ex-ministro del governo Prodi Paolo Ferrero. Andiamo con ordine. Inizialmente sembrava che Nichi Vendola dovesse riuscire a diventare segretario di partito: la mozione 2, di cui era primo firmatario, aveva racimolato circa il 45% dei voti degli iscritti, staccando la mozione Ferrero (la 1) di 3000 voti. Nonostante questo vantaggio e l’appoggio del segreatrio uscente Bertinotti, il voto congressuale ha ribaltato la situazione. Ferrero è riuscito a portare alla sua mozione i voti delle altre tre mozioni, riuscendo cosi a sconfiggere Vendola per 342 voti contro 304. Il comitato politico ha conseguentemente eletto Ferrero segretario, con 142 a favore e 134 contro.

Ironico che la mozione Ferrero sottolinei concetti quali la discontinuità col passato, la “superazione” della fase di collaborazione con il PD ed una “svolta a sinistra”, quando l’attuale segretario è stato l’unico membro di rifondazione ad avere sostanziali responsabilità governative all’interno dell’ultimo governo Prodi. Gli elettori di Ferrero non devono aver notato, o dato importanza, a questa mancanza di credibilità del loro candidato. Se non altro, la linea politica di Ferrero ha il merito di essere chiara. Per il futuro del PRC si vuole inaugurare una fase di rilancio del partito, escludendo sia ipotetiche fusioni che una più modesta collaborazione con forze più centriste quali il PD. Il tema dell’unità della sinistra viene definito, nel documento votato a maggioranza, “un campo aperto di ricerca e sperimentazione”.

La strategia per il rilancio non è originale, per un partito comunista: riaprire i fronti di lotta. Anzi, lotte, visto che la retorica politica progressista ama i plurali. Il vecchio schema della lotta di classe viene sostituito da, permetteteci il termine, una pluralità (di lotte). Alla lotta di classe viene aggiunto il “conflitto di genere” (sic), i conflitti intergenerazionali, ed una serie di altre lotte: il conflitto tra lavoro e padronato, le lotte contro il militarismo, la lotta contro il progetto liberista dell’Unione Europea incarnato nel trattato di Lisbona, la lotta alle grandi opere, al nucleare, e chi più ne ha più ne metta. L’idea è di rilanciare il conflitto di classe attraverso una pluralità di lotte, per evitare che “la guerra tra i poveri prenda piede nel nostro paese”. Colpisce la mancanza di un nesso tra le varie lotte, come se non ci si rendesse conto che la lotta al progetto liberista dell UE possa diventare uno strumento che favorisce logiche cartellistiche e non di mercato molto comuni in Italia, e di conseguenza possa danneggiare i lavoratori stessi.

Non che il voto operaio costituisca la spina dorsale del PRC, come lo era del PC. Da decenni il PRC rappresenta le istanze ideologiche di una certa borghesia cittadina e con i lavoratori ed il loro mondo ha nessi sempre più deboli. In ogni caso, viene sconfitta un’ala più riformista: Vendola resta, nonostante il risultato, un astro nascente della sinistra italiana, e non c’è da dubitare sul fatto che il suo momentò verrà. Se questa svolta dovesse significare un ulteriore isolaemento di Rifondazione ed un ulteriore calo in termini elettorali, il PRC rimpiangerà di non avergli affidato la guida politica del partito. D’altro canto si potrebbe vedere il tutto un pò cinicamente ed in maniera ottimista: se si è a favore del bipartitismo, questa chiusura a riccio di Rifondazione può essere vista come un ulteriore passo in questa direzione.

Concludiamo con un’osservazione di carattere antropologico. A quanto pare, la vittoria nel congresso è stata salutata dai sostenitori di Ferrero con un’alzata di pugni chiusi e l’Internazionale cantata in coro. Attendiamo con ansia la rivoluzione compagni.

Documenti:

Mozioni

Documento politico