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26.1 %! E’ andata bene o male?
Non so, cerco di confrontare questo dato con quanto mi diceva ieri Claudia, una collega brasiliana: “Italy is like a third world country.” Mi ha detto ridendo. Oramai le foto di “papi” Berlusconi in Sardegna e delle signorine seminude di cui si circonda hanno fatto il giro del mondo e, detto francamente, ci “piglia per il culo” anche il Sud America, che pure ha una tradizione di dittature niente male. A qual punto siamo arrivati? Un Paese del terzo mondo. Un leader politico da operetta che incarna e reclama in e per se, nella sua persona, un potere di discrezionalità e di eccezionalità che dovrebbe offenderci tutti, come cittadini democratici, ma ancora di più come uomini e donne liberi. Read the rest of this entry »
In Gomorra Saviano ci aveva avvertito che le case degli abruzzesi erano piene di sabbia:
Davvero toccante rileggere ora, dopo la tragedia in Abruzzo, le parole di Saviano nel libro “Gomorra”. Aprite a pagina 236 e leggete:
Io so e ho le prove. So come è stata costruita mezz’Italia. E più di mezza. Conosco le mani, le dita, i progetti. E la sabbia. La sabbia che ha tirato su palazzi e grattacieli. Quartieri, parchi, ville. A Castelvolturno nessuno dimentica le file infinite dei camion che depredavano il Volturno della sua sabbia. Camion in fila, che attraversavano le terre costeggiate da contadini che mai avevano visto questi mammut di ferro e gomma. Erano riusciti a rimanere, a resistere senza emigrare e sotto i loro occhi gli portavano via tutto. Ora quella sabbia è nelle pareti dei condomini abruzzesi, nei palazzi di Varese, Asiago, Genova.
Ma chi ha costruito l’Ospedale dell’Aquila, venuto giù come se fosse di cartapesta?
Ricordo la mattina delle primarie che elessero Veltroni andai all’LSE per votare, e vi trovai molti di coloro con cui avrei fatto politica nel PD Londra nei mesi successivi, persone che, col passare del tempo, imparo a stimare sempre di più. Io espressi un critica sulla mancanza di vere primarie e sul fatto che Veltroni, di fatto, fosse stato designato dai vertici e attraverso liste bloccate e non scelto dalla base in una competizione aperta e dall’esito non scontato. Un militante barbuto mi rispose: “Non ci possiamo permettere divisioni interne. Il partito è al suo inizio, ancora troppo debole, le primarie in Italia non possono funzionare.”
Ancora non so se avesse ragione lui o io. Nel senso che delle vere primarie, a livello nazionale, il PD non le ha mai fatte e non so se le farà mai. Chissà, come diceva lui, l’Italia “non è ancora pronta”. Mi piacerebbe scoprirlo a Ottobre.
Il decreto legge sulla sicurezza prevede una norma, passata quasi inosservata, che impedisce la registrazione alla nascita dei figli di migranti cosiddetti irregolari, perché non in possesso di documenti d’identità.
Le conseguenze di questa direttiva potrebbero essere davvero pericolose.
(Curzio Maltese sulla Repubblica di oggi)

Le crisi storiche dei grandi partiti occidentali si sono quasi sempre concluse con l’avvento di una nuova generazione di trentenni e quarantenni. E’ successo al Labour inglese e ai socialisti spagnoli, come ai loro avversari, poi ai democratici americani, oggi accade ai socialdemocratici tedeschi e svedesi. Tutti partiti che si chiamano così da oltre un secolo. Il centrosinistra italiano, dopo ogni sconfitta, ha cambiato marchio e simboli, conservando linguaggio e nomenklatura. Veltroni e D’Alema litigano da vent’anni e da quattro partiti (Pci, Pds, Ds e Pd), ha scritto Ezio Mauro.

Ieri su La Voce un articolo del ”nostro” Valentino Larcinese.
da lavoce.info
Abbiamo in questo momento tre obblighi elettorali: elezioni europee, amministrative, referendum sulla legge elettorale. Il buon senso suggerisce di accorparle in un’unica scadenza. Ma il Governo ha deciso di abbinare in un’unica data soltanto le prime due consultazioni. E appare intenzionato a far tenere in data separata il voto referendario. Votare un altro giorno comporta un costo per la collettività di circa 400 milioni di euro. In tempi difficili come questi sarebbe bene utilizzare tali risorse per altri scopi.
Pubblichiamo questo articolo sulle recenti dimissioni di Veltroni e sulla strategia da seguire, con la speranza di generare un dibattito magari non solo interno. Jacopo Matano, l’autore, e’ un blogger romano vicino al PD.
Solo la nomenklatura potrà salvare il Pd

Veltroni si è dimesso con un discorso lucido e accorato, un’analisi dell’esistente che mostra il salto da uno status quo berlusconizzato decennale alla deriva di questi mesi perché -diciamocelo- a questi livelli non c’eravamo mai arrivati. Un Paese in preda ad istinti ventrali, che accoglie a braccia aperte istanze becere, che naviga placido in un assurdo umano e politico, normalizzando l’abnorme, come se tra noi e l’oltranzismo cattolico o il medievalismo leghista non ci fossero secoli di Stato di Diritto. Un Paese che rigetta la cultura e ripudia il senso critico di fronte alla suprema ragion di crisi o sacrosanta stanchezza gentium o sensazionalismo che sia, che reagisce alla cronaca nera saltando ogni volta come il tappo di una bottiglia, che non conta fino a dieci. Un Paese che la mattina si sveglia, si alza, si veste, si reca al seggio e vota serenamente e manco troppo pacatamente Silvio Berlusconi in ogni sua forma e regione. Read the rest of this entry »
La sconfitta di ieri lascia una rabbia dentro perchè ha il sapore dell’ingiustizia: Soru aveva governato bene e Cappellacci è un pupazzo. Purtroppo ha influito sul risultato la pessima performance dei partiti che sostenevano Soru.
Ieri notte mi aggiravo senza sonno dopo l’ estenuante spoglio elettorale e ho incontrato il mio flatmate, Paul. Mi ha chiesto cosa c’era che non andava e gli ho risposto: “Berlusconi ha vinto anche in Sardegna!” Chiedendomi tra me e me che cosa vuoi che possa sapere un inglese di Sardità, Soru, Berlusconi e Partito Democratico. Lui mi ha risposto: “It’s obvious! Berlusconi owns Italy.” Ho scoperto così che ne sapeva più di me.





